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ROMA - Le bandiere bianche con la stella di David da un parte. All’angolo opposto della piazza ai piedi del Campidoglio, le fiaccole e le nenie arabe del presidio filo palestinese. In mezzo, il cordone della polizia. E’ cominciata così, la manifestazione pro Israele, organizzata da Giuliano Ferrara e Massimo Teodori. Con un filo di tensione che l’accompagna sempre, fino al canto struggente che migliaia di persone (ventimila, dicono gli organizzatori) hanno intonato di fronte alla sinagoga. Il canto della speranza del popolo isrealiano con cui si è chiusa la manifestazione.
C’erano i rappresentanti delle comunità ebraiche di tutta Italia. Giornalisti come Gad Lerner e Furio Colombo. Politici di tutti gli schieramenti. C’è anche una pattuglia di An, che provoca qualche gesto di fastidio tra i manifestanti più anziani. Spiccano Marco Pannella avvolto in una bandiera israeliana e D’Onofrio con una kippah colorata in testa. Personaggi della tv, da Maria De Filippi all’attore Giulio Base. "Questa non è una manifestazione contro la Palestina, ma una marcia per la pace e per il diritto dello stato d’Israele di esistere", ripete Giuliano Ferrara che indossa una maglia con la scritta "Israele Day", taglia XXL.
E’ pacifico e silenzioso il corteo di bandiere bianche si infila nelle strade del vecchio ghetto e le invade tutte. Eppure c’è una tensione nascosta, che affiora di tanto in tanto. Quando un gruppo di manifestanti lancia slogan minacciosi all’indirizzo del presidio palestinese. Quando la folla, sotto la sinagoga, esplode in un applauso scrosciante per Oriana Fallaci, autrice di un articolo pro-isrealiano non proprio moderato. Quando l’ambasciatore di Gerusalemme chiama i palestinesi "assassini suicidi", parla di rigurgito antisemita in Europa, dove alcuni stati finanziano "la corrotta Autorità palestinese", accecati dalla "macchina di propaganda palestinese". "Europa apri gli occhi", dice l’ambasciatore.
E’ difficile tenere la linea della moderazione per questa folla silenziosa che depone sassolini sulla scale della sinagoga. Oggi per gli ebrei è lo Yom Azikaron, il giorno in cui si ricordano i caduti delle guerre israeliane, ed è una commozione mista a rabbia quella con cui la manifestazione commemora gli ultimi - ennesimi - morti dell’attacco kamikaze di venerdì scorso a Gerusalemme.
"Shalom", intona la folla. "Israel, israel", scandiscono i manifestanti dietro lo striscione che ape il corteo. "Noi siamo con Israele", c’è scritto. E’ stata una manifestazione di parte, volutamente di parte, quella di oggi a Roma, che tuttavia si chiude con un augurio: l’appuntamento in piazza del Popolo, per un’altra manifestazione. "Sarebbe bello vedersi lì, i quella piazza - dice dal palco Riccardo Pacifici, portavoce della comunità ebraica romana - per festeggiare la pace tra Israele e Palestina".
(15/2/2002 )
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